CAMPERANDO

Ravenna è diventata un caso, ecco cosa sta succedendo e come la pensiamo

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29 maggio 2021 – Oggi vogliamo tornare sugli episodi che stanno accadendo a Ravenna. In questi giorni chi frequenta i gruppi di Facebook che parlano di camper e di turismo itinerante non può non imbattersi in post di protesta. Noi abbiamo affrontato l’argomento qualche giorno fa, quando abbiamo notato un articolo de Il Resto del Carlino scritto in maniera quanto meno discutibile. Abbiamo quindi inviato una mail alla redazione e all’autore, senza però ottenere risposta.

Leggendo quell’articolo rimaneva il dubbio sulle vere ragioni delle sanzioni, nel senso che non sapevamo, visto che le multe citate erano “solo” sette, se si trattasse di effettive contestazioni per campeggio abusivo o di vero accanimento. Le dichiarazioni del sindaco di Ravenna un paio di giorni dopo (che vedete nell’immagine qui sotto) hanno suscitato perplessità, nonostante i toni concilianti.

Negli ultimi giorni si sono infatti moltiplicate le testimonianze, dirette e indirette, che raccontano come l’atteggiamento e le contestazioni della Polizia Locale di Ravenna siano decisamente non coerenti con l’applicazione del Codice della Strada e del suo Art. 185, ma apparentemente nemmeno con le (discutibili) disposizioni del nuovo Regolamento di Polizia Urbana approvato all’unanimità, quindi con l’appoggio di tutti i partiti, dal Consiglio comunale di Ravenna lo scorso ottobre: 31 pagine e 35 articoli che sviluppano sostanzialmente il tema della “convivenza civile”. Sull’onda dell’indignazione di chi vede nel turismo itinerante solo il male dei (pochi) incivili e non la (grande) opportunità offerta da milioni di persone che hanno scelto questo tipo di vacanza, i politici locali hanno pensato bene di inserire quattro commi dell’articolo 15 che riguardano proprio i camperisti.

Eccoli:
3. Al di fuori degli spazi appositamente individuati e loro riservati, sono vietate le occupazioni permanenti di strade od aree pubbliche o di uso pubblico provocate dal rimessaggio, ovvero dal deposito nel periodo in cui non vengono utilizzati, di camper, roulotte, barche e carrelli nautici, o altri veicoli.

4. Al di fuori degli spazi appositamente individuati, è inoltre vietata qualsiasi attività assimilabile a campeggio, vale a dire occupazione di spazi ed aree pubbliche e sottrazione, pertanto, del libero uso alla comunità, effettuata tramite parcheggio e stazionamento prolungato di veicoli adibiti a dimora occasionale, posizionamento in loro prossimità di sedie e tavoli, utensili per il bucato e simili.

5. Chiunque viola le disposizioni del presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 150,00 ad Euro 450,00 e gli oggetti utilizzati possono essere rimossi a spese dei contravventori.

6. Il mancato rispetto delle prescrizioni del presente articolo è assoggettato, ove applicabili, alle norme di cui agli articoli 9 e 10 del D.L. 20 febbraio 2017 n. 14, convertito nella legge 18 aprile 2017, n. 48.

Il comma 6, ovviamente incomprensibile senza consultare la legge a cui fa riferimento, è quello che dispone l’allontanamento immediato del trasgressore per 48 ore, provvedimento che in caso di recidiva può arrivare fino a sei mesi.

Norme scritte molto male

Siamo quindi alle solite, come era già avvenuto per la legge regionale del Piemonte (leggi qui) su cui ha provato a fare chiarezza anche l’ANCC – Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti (leggi qui), il vero problema nasce non (o non solo) da quanto male sono scritte le norme, ma soprattutto da come le forze dell’ordine le applicano come comportamento individuale del singolo agente o in forza di direttive che i comandi locali danno ai loro “inviati sul campo”.

Sul primo tema, quella della legalità del regolamento, pensiamo che si stia già muovendo l’ANCC, mentre su quello di come la norma viene applicata c’è molto da verificare e discutere. Dalle testimonianze che stanno emergendo su Facebook (di cui nell’immagine qui sotto vedete qualche esempio), sembra che la Polizia Locale agisca sanzionando indiscriminatamente chi si trova a bordo del veicolo, indipendentemente dal fatto che vengano rispettati tutti i requisiti del Codice della Strada.

Se questi comportamenti fossero accertati e se si venisse a sapere che sono frutto di specifiche indicazioni da parte del Comando locale, la situazione sarebbe ancora più grave. Le forze dell’ordine dovrebbero come minimo spiegare in quali interstizi del regolamento hanno letto che essere a bordo del veicolo è un’attività assimilabile al campeggio oppure indicare con chiarezza quanto deve protrarsi lo stazionamento per essere considerati sanzionabili.

Detto ciò, tutto rimarrebbe comunque contestabile, e non dubitiamo che lo sarà, con i tempi necessari ai nostri organi amministrativi per arrivare a una conclusione: potrebbero volerci anni.

L’argomento è stato affrontato anche da Gianmaria Fabris, nel suo blog Liberamente in Camper, dal punto di vista legale e di impatto sul turismo nel suo complesso. Qui potete leggere il suo interessante intervento.

Spazio alle opinioni

Questi erano sostanzialmente i fatti, poi vengono le opinioni. Le nostre.

La prima è che viviamo in una società assurda, dove il problema non è (solo) che esistano delle norme limitanti che contrastano con le leggi dello Stato, ma soprattutto che queste norme LOCALI non vengano pubblicizzate. In Italia ci sono oltre 8.000 Comuni: come fa un camperista a conoscere tutti i regolamenti di Polizia Urbana o tutte le ordinanze di divieto? Se ci sono, le amministrazioni locali devono mettere dei cartelli, esattamente come è (giustamente) previsto per il Codice della Strada. Come è possibile che noi ci si muova per l’Italia ed entrando in qualunque territorio comunale corriamo il rischio di sanzioni a volte dall’entità imbarazzante? 

Il resto è invece più legato alle singole scelte di comportamento dei turisti itineranti. Nelle centinaia di commenti che si leggono in questi giorni sotto i post che affrontano il “problema Ravenna” si pongono due questioni, ugualmente rilevanti: “boicottare” Ravenna come meta turistica per i camperisti e usare campeggi e aree di sosta invece di fermarsi liberamente dove si preferisce.

Ecco come la pensiamo

La prima è un’arma abbastanza spuntata: questi regolamenti hanno proprio l’obiettivo di allontanare il turista itinerante che, inutile ricordarlo, porta soldi alle comunità locali (pochi o tanti non importa: ognuno contribuisce come può). I commercianti locali sicuramente vedranno un segno meno davanti ai loro incassi, ma questa riduzione (soprattutto se non compresa) non porterà a moti d’opinione rilevanti per l’amministrazione. Quindi mettiamoci l’animo in pace: quando a Ravenna verranno vinti i primi ricorsi, quando verrà riconosciuta l’illegittimità di quel regolamento potremo tornare a visitare serenamente quella meta. Prima di allora, gli sventurati non informati che cadranno nella rete del regolamento locale non mancheranno. Per questo è giusto pubblicizzare il comportamento di quell’amministrazione: evitare a sventurati turisti itineranti di rimetterci del denaro.

Sul secondo punto non concordiamo con chi sostiene, anche tra i camperisti, che se si ha un veicolo ricreazionale bisogna andare nelle strutture ricettive e basta, altrimenti è normale rischiare di essere sanzionati. Capiamo il ragionamento di chi una volta all’anno va 15 giorni al mare o d’inverno fa la settimana bianca, ma il turismo itinerante non è solo questo: è fatto anche da persone che amano cambiare meta ogni giorno, in ogni momento dell’anno e in qualsiasi parte d’Italia. Anche dove le strutture ricettive non ci sono; anche dove le strutture sono stagionalmente chiuse; anche dove sono al completo o costano troppo. Questa è libertà di scelta, che deve poter essere esercitata sempre e da chiunque, nel rispetto delle leggi vigenti (e non di normative con esse in contrasto) e nel rispetto del prossimo. Materia che purtroppo sembra spesso mancare a qualsiasi livello.

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INFORMAZIONI SULL'AUTORE / ABOUT THE AUTHOR

Paolo Galvani

Nato nel 1964, è giornalista professionista dal 1990 e imprenditore dal 2007. Si occupa di tecnologia dalla fine degli Anni '80, prima come giornalista poi come traduttore specializzato, e da circa tre decenni ama girare in camper. Dalla fine di maggio del 2019 è diventato "fulltimer". A luglio 2019 ha lanciato il blog seimetri.it.

Born in 1964, he has been a professional journalist since 1990 and an entrepreneur since 2007. He has been involved in technology since the end of the 1980s, first as a journalist and then as a specialized translator, and for about three decades he has loved traveling in a motorhome. Since the end of May 2019 he has become a "fulltimer". In July 2019 he launched the blog seimetri.it

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