ALLA PROVA DEL 6 (MT)

TEST – Smartphone pieghevole Motorola Razr

CI PIACE

  • Design unico
  • Dimensioni compatte da chiuso
  • Secondo schermo molto utile
  • Rapporto del display 21:9

NON CI PIACE

  • Schermo facile da graffiare
  • Fotocamere migliorabili
  • Prezzo molto elevato

Prezzo suggerito al pubblico: 1.599,90 euro

25 febbraio 2020 – Mi piego, ma non mi spezzo. Non è l’unico prodotto a farlo, ma il primo – lanciato a febbraio 2019 da Samsung – ha avuto problemi tecnici proprio sulla cerniera che consente la piega del display, tanto da doverne ritardare l’avvio commerciale di otto mesi. Dell’esperienza del Galaxy Fold, Motorola ha fatto tesoro e quando ha annunciato il suo Razr si è capito che da un punto di vista pratico e concettuale un problema come quello evidenziato dal concorrente non si sarebbe potuto verificare. La tecnologia dei display pieghevoli procede però a grandi passi. Samsung ha presentato un paio di settimane fa il Galaxy Z Flip, facendo ulteriori progressi, ma come vedremo da questa prova per valutare uno smartphone pieghevole bisogna essere più… flessibili! In sostanza, non è il caso di lasciarsi incantare dalle mere specifiche tecniche.

Qui a Seimetri.it abbiamo potuto vedere, toccare e utilizzare per un’intera settimana questo straordinario prodotto, e in base all’esperienza che abbiamo maturato in molti anni di attività come giornalisti impegnati nel settore della tecnologia siamo in grado di darvi un’opinione motivata. Seguiteci e vi sveleremo ogni aspetto del Motorola Razr. Per non farvi perdere troppo tempo, meglio inquadrare subito il tema del prezzo. Questo smartphone costa mille e seicento euro. Se questa cifra vi pare inarrivabile o ingiustificabile, forse vale la pena dimenticarsi dell’esistenza del Razr.

Vale il suo prezzo?

In un mondo dove si è cominciato a gridare allo scandalo quando un telefono di alta gamma ha superato i mille euro, fare un ulteriore salto in alto può sembrare un eccesso. In parte siamo d’accordo e, giusto per essere chiari, noi non investiremmo mai questi soldi in un telefono. Però c’è chi può permetterselo, apprezza le finezze tecnologiche e ama distinguersi. Quindi perché scandalizzarsi? Lasciamo che chi può affrontare una spesa di questo genere lo faccia liberamente: è anche grazie a loro se un domani gli smartphone pieghevoli potranno entrare nelle nostre tasche! In più, e questa è una considerazione che va tenuta presente acquistando un qualsiasi smartphone, molto del suo “valore” (non economico, ma concreto per la vita di tutti i giorni) dipende dalle cose che ci si possono fare, da quanto tempo lo si usa e da quanto queste attività sono importanti per noi: in molti casi, un moderno telefono ha preso il posto del computer, per il quale spesso siamo disposti a spendere molto di più.

Chiarito il tema del prezzo, il Motorola Razr va inquadrato rispetto alla concorrenza. Alcuni di voi avranno già letto in giro molte critiche, soprattutto in relazione al concorrente Samsung. Si tratta di rilievi oggettivamente veri, inutile negarlo, quindi sgombriamo subito il campo anche da questi aspetti. Il Razr ha un processore Snapdragon 710 a otto “core” da 2,2 GHz, mentre il Galaxy Z Flip utilizza uno Snapdragon 855 Plus, sempre a otto “core”, da 2,9 GHz; 128 gigabyte di memoria per l’archiviazione contro 256; uno schermo pOled da 6,2 pollici con risoluzione di 2.142 per 876 punti contro un display Dinamic Amoled da 6,7 pollici con risoluzione di 2.636 per 1.080 punti; e una batteria da 2.510 mAh contro 3.300. Inoltre, è più caro, dato che viene proposto a mille e seicento euro rispetto ai 1.520 dello Z Flip.

I suoi lati migliori

Nonostante ciò, il Motorola Razr ha due carte decisive che può giocare a suo favore, e che possono convincere anche i più scettici: un bello schermo esterno, che a telefono chiuso può essere utilizzato anche per leggere mail e notifiche, e un design inconfondibile. Inutile nascondersi, infatti, che la scelta di un prodotto così originale passa anche dal piacere di esibire un oggetto capace di distinguersi dalla massa. Ma andiamo con ordine.

Da chiuso, il Razr misura 94 millimetri di altezza e 72 di larghezza, con uno spessore di 14 millimetri: niente male per uno schermo da 6,2 pollici. Una volta aperto, invece, si ha di fronte un oggetto da 17,2 centimetri di altezza, il cui spessore scende a meno di sette millimetri. Il primo elemento caratteristico che salta all’occhio è la base del telefono, che una volta aperto lo schermo rimane sporgente, esattamente come nel Razr V3, l’iconico telefono lanciato dalla società (allora statunitense) nel 2004 e che è stato uno dei più grandi successi commerciali di sempre. In questa sorta di “barretta” sono integrati il sensore di impronte digitali e, sul fondo, connettore Usb-C (con ricarica rapida: non è prevista quella senza fili), altoparlante (singolo) e microfono. La sua forma aiuta a tenere in mano il dispositivo, che nonostante il peso di 205 grammi risulta ben bilanciato.

Lo schermo pieghevole

Ovviamente il “cuore” del Razr è il suo schermo, realizzato in materiale plastico. Questo ne permette un’ottima flessibilità evitando rischi di rottura, potendo seguire il movimento della doppia cerniera senza forzature. Lo schermo ha la particolarità di non essere perfettamente rettangolare, ma di avere la base e la parte superiore leggermente stondate, il che dona un ulteriore elemento distintivo al Razr. In alto, è stata creata un’evidente “tacca” per fare posto a sensori, fotocamera frontale (da cinque megapixel) e altoparlante. La forma del telefono porta a un display molto allungato, con un rapporto tra altezza e base di 21:9: quando si guarda un film nato in questo formato è una vera gioia per gli occhi, mentre negli altri casi ai lati ci saranno due barre nere.

Lo schermo offre una buona luminosità e colori vividi ma naturali, con un’ottima profondità del nero. Per essere una tecnologia così innovativa, il risultato non è niente male. Ovviamente un display di questo tipo ha caratteristiche fisiche diverse da quelli a cui siamo abituati. Per essere flessibile a sufficienza da ripiegarsi senza danni, la superficie è di plastica, il che lo rende naturalmente più incline ai graffi, e tutta la struttura dello schermo è “morbida”. Questo significa che osservandolo in controluce si possono notare delle ondulazioni, mentre toccandolo con il dito si avvertono distintamente avvallamenti e, in corrispondenza della cerniera, i componenti che si trovano sotto lo schermo. Dal punto di vista pratico questo non ha alcun effetto, ma sicuramente bisogna farci un po’ l’abitudine prima di riuscire a ignorarli, giudicandoli normali.

La comodità di averne due

Da chiuso, il Motorola Razr ha un design particolare. Anteriormente propone uno schermo gOled da 2,7 pollici, montato orizzontalmente, con una risoluzione di 800 per 600 punti. Ricoperto in vetro, offre un feeling analogo a quello degli smartphone tradizionali. Qui, muovendo il telefono o passando una mano nelle vicinanze della fotocamera, sono visualizzate l’ora, la data e la percentuale di carica della batteria. Nella parte inferiore vengono invece mostrate le notifiche, sotto forma di icone. Per vedere cosa abbiamo ricevuto, basta toccare l’icona corrispondente e con un movimento verso l’alto ne viene rivelato il contenuto. Le dimensioni dello schermo permettono di visualizzare per intero, anche con lo scrolling del testo, i contenuti dei messaggi. Una volta all’interno di una specifica notifica, l’apertura del telefono porta automaticamente alla relativa applicazione.

Da chiuso, è possibile utilizzare la fotocamera principale – 16 megapixel con un’apertura massima pari a f/1.7 – per scattare selfie. In questo caso il display funge anche da mirino. Rimanendo in ambito fotografico, a Razr aperto e con la fotocamera attivata, lo schermo può mostrare delle animazioni utili ad attirare le attenzioni del soggetto e farlo sorridere, i bambini in particolare. Dopo lo scatto, rimane visualizzata per qualche secondo la foto appena realizzata. Ultima nota relativa allo schermo esterno: se gli sviluppatori lo apprezzeranno, la sua utilità potrebbe crescere ulteriormente.

Ma le fotografie…

Tornando all’aspetto da chiuso, frontalmente il Razr propone sotto lo schermo, esattamente al cento, l’ottica della fotocamera, leggermente sporgente, e il flash a Led. La base con il sensore di impronte digitali è nera opaca, in contrasto con il vetro riflettente dello schermo. Nella parte posteriore Motorola ha invece fatto ricorso a della semplice plastica decorata con un motivo in rilevo: non sarà il più nobile dei materiali, ma garantisce un’ottima presa, sia a telefono aperto sia quando è chiuso. I tasti fisici sono solo tre, posizionati sul lato destro: due per il volume e uno, riconoscibile al tatto per la sua zigrinatura, per l’accensione e lo spegnimento. A dimostrazione della cura progettuale posta da Motorola in questo prodotto, i tasti del volume invertono la loro funzionalità quando il telefono viene aperto: in questo modo ad alzare il volume sarà sempre il tasto che si trova nella posizione più alta.

Il reparto più deludente del Razr è quello fotografico. La qualità delle immagini catturate è mediocre e anche la modalità di scatto notturna offre immagini decisamente peggiori rispetto alla più blasonata concorrenza. Qui ci aspettavamo francamente di più, perché il primo oggetto che un moderno smartphone deve rimpiazzare senza rimpianti è la fotocamera digitale. A nostro parere, su tutti gli altri aspetti si può concedere indulgenza (anche se in molti non lo fanno) per le scelte di Motorola, ma qui anche noi vogliamo di più.

Il box delle meraviglie

Nella vita quotidiana, il fatto di avere una batteria dalla capienza relativamente limitata non è mai stato un problema. Siamo abituati da sempre alla ricarica notturna dello smartphone e con un uso che noi riteniamo “normale” del dispositivo è molto difficile arrivare a sera a corto di energia. Quando parliamo di un uso standard, le nostre abitudini vedono un utilizzo medio tra le quattro e le cinque ore al giorno, la maggior parte delle quali impiegate per la consultazione delle notizie e per l’uso social network. Il tempo speso in conversazioni telefoniche, con gli anni, è sempre andato scemando, in favore della messaggistica, fino a diventare residuale. È chiaro che ci sono impieghi diversi da questo: pensiamo per esempio a un rappresentante commerciale, ma forse per una figura professionale di questo tipo il Razr non è il prodotto più adatto a prescindere dalla capienza della batteria.

Una nota di merito va alla confezione studiata da Motorola e al suo contenuto. La scatola principale è un parallelepipedo verticale nero chiuso alla sommità da una calotta semi-piramidale trasparente che lascia intravedere il contenuto. Lo smartphone troneggia al centro della confezione in posizione aperta, a sottolineare le dimensioni e il formato dello schermo. Il vero tocco di classe è dato dall’elegante astuccio in tessuto rigido realizzato con una forma a “Toblerone”, pensato per contenere gli accessori: tutto ciò che ruota intorno al telefono (alimentatore, cavo, cuffie, adattatori) sarà sempre in ordine. Gli auricolari, con connettore Usb-C, sono di qualità più che buona e dispongono di gommini per le orecchie in tre taglie diverse. Chi vuole utilizzare una cuffia con il tradizionale connettore minijack da 3,5 millimetri trova nella scatola l’apposito adattatore.

Con Tim costa meno

A livello di software, lo smartphone Motorola si basa su Android 9 “Pie”. Il fatto che questa sia la versione precedente a quella attualmente rilasciata da Google non comporta alcuna limitazione pratica. Motorola ha comunque annunciato che appena possibile verrà rilasciato un aggiornamento per tutti gli utenti. Il pregio maggiore è che sulla versione venduta in Italia il telefono non è stato caricato di inutile software extra come avviene negli Stati Uniti, dove è un’esclusiva di Verizon. Nel nostro Paese, temporaneamente, è disponibile solo con Tim.

La cosa più importante da sapere è però che il Razr non utilizza una Sim fisica, come quelle presenti nei telefoni standard, ma solo una eSim integrata. Questo significa che se si vuole mantenere il proprio numero di telefono è indispensabile richiedere la portabilità del numero, anche se si è già clienti Tim. In alternativa all’acquisto secco (1.599,90 euro), l’operatore telefonico propone il Razr con acquisto a rate. In questo caso, con un anticipo pari a zero euro, servono 30 rate da 49 euro ciascuna e un costo di attivazione di 9,99 euro. Così, la spesa scende a 1.480 euro.

Alla fine, viva il Razr!

In conclusione, il Motorola Razr ci è piaciuto parecchio, anche a dispetto dei suoi limiti. In primo luogo, perché secondo noi sono per la maggior parte più teorici che pratici, e poi perché il gusto di avere un oggetto tanto diverso e particolare a volte prevale sulla razionalità. La verità è che le sue prestazioni per noi sarebbero più che sufficienti e quindi non avremmo nessun problema ad adottarlo al posto dei nostri iPhone 11 o Galaxy Note 9.

©2019 seimetri.it

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INFORMAZIONI SULL'AUTORE

Paolo Galvani

Nato nel 1964, è giornalista professionista dal 1990 e imprenditore dal 2007. Si occupa di tecnologia dalla fine degli Anni '80, prima come giornalista poi come traduttore specializzato, e da circa tre decenni ama girare in camper. Dalla fine di maggio del 2019 è diventato "fulltimer". A luglio 2019 ha lanciato il blog seimetri.it.