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Riscaldamento a gas: tra bombola e bombolone spunta il serbatoio mobile (che si può montare anche fisso)

9 gennaio 2020 – Un argomento molto “caldo” in inverno è quello del riscaldamento! Sul nostro Falkor noi attualmente ci appoggiamo alla Trumatic E 4000 a gas, servito da una coppia di bombole da 10 chili. Ovviamente la cosa di cui soffriamo di più è la necessità di cambiare spesso bombola (in questi giorni con temperature che vanno da meno 2 la notte a più 5 durante il giorno ne consumiamo una a settimana), oltre al costo elevato del gas. Tra l’altro, non avendo uno scambiatore automatico ci ritroviamo spesso al freddo di notte. Le alternative non mancano, ma al momento l’investimento economico ci frena un po’. Dopotutto una bombola a settimana, grazie alla coibentazione del nostro mezzo, non è nemmeno tanto.

In rete molti pensano di poter risolvere il problema del costo del gas e della reperibilità delle bombole ricaricando le proprie ai distributori stradali di GPL. Niente di più sbagliato! Le bombole di gas “normali”, siano esse in acciaio o in materiali compositi, non possono e non devono essere ricaricate presso i distributori: questa operazione è estremamente pericolosa e sanzionata dalla legge (con multe nell’ordine di migliaia di euro) perché il gas liquido immesso in un serbatoio, vaporizzando, tende ad aumentare il suo volume e ad aumentare la pressione interna fino a causare un’esplosione.

Bombola e bombolone

Per questa ragione le bombole normali vengono ricaricate solo in appositi impianti, riempite fino all’80 per cento della loro capienza. Questa operazione si può fare da un punto di vista pratico anche “fermandosi prima” che il serbatoio sia pieno in un normale distributore, ma i rischi sono molto elevati. Noi non lo faremmo mai!

I bomboloni fissi che sono tornati a potersi utilizzare sui camper a partire dal 2018 sono a “doppia camera”: il loro interno è diviso in due parti, di cui al momento del rifornimento viene riempita solo la prima, lasciando alla seconda il compito di lasciare spazio all’espansione del gas senza rischi. A oggi, questi bomboloni sono prodotti da una sola azienda, la Icom di Cisterna di Latina, e la loro installazione deve essere trascritta sulla carta di circolazione.

La soluzione “serbatoio mobile”

Da qualche tempo si parla però di “serbatoi mobili”, facilmente reperibili in rete. Si tratta una via di mezzo tra i due sistemi descritti sopra ed è realizzata con gli stessi criteri del bombolone fisso, ovvero con una doppia camera interna che consente il riempimento del serbatoio in condizioni di sicurezza al pari del bombolone. La soluzione più famosa è quella della Alugas, e qualcos’altro si trova in rete, ma da poco è ufficialmente distribuito in Italia da GES International il prodotto Prakto. Ad accomunarli tutti è una certificazione internazionale che ne consente l’uso in sicurezza.

L’attuale normativa italiana, però, non prevede espressamente questo tipo di prodotti, e in mancanza di chiarezza il rischio che un distributore rifiuti il rifornimento c’è sempre: è quello che è avvenuto con i bomboloni prima che venisse approvata la normativa del 2018. All’epoca c’era addirittura una circolare dell’associazione dei distributori che chiedeva ai suoi associati di rifiutare il rifornimento, che era quindi divenuto abbastanza difficile. La situazione al momento, che però non ha numeri sufficienti a fare statistica, dice che presentando i documenti di omologazione quasi sempre si riesce a ottenere il servizio di ricarica.

Tanti litri, pochi chili

Di una cosa bisogna tenere conto in generale: il gas venduto a litri nei distributori non corrisponde ai chili contenuti dalle bombole. 1 kg di GPL allo stato liquido a 15° corrisponde a 1,94 litri, mentre 1 kg di GPL allo stato gassoso a 15° corrisponde a 0,502 litri. La conversione è quindi complessa. Quando si considera un serbatoio di questo genere, quindi, occhio alla capienza. 

Venendo alla proposta di Prakto, la bombola è omologata secondo le normative internazionali, è dotata di doppia camera e dispone di una valvola con sensore d’urto che blocca l’uscita del gas in caso di incidente. Dal punto di vista della sicurezza, quindi, rispetta tutti i criteri indispensabili, al contrario delle bombole tradizionali, per poter essere ricaricata ai distributori e utilizzata anche in movimento.

L’installazione fissa

La bombola Prakto può comunque essere installata in anche modo fisso, al pari di un bombolone, nel gavone delle bombole, montando un attacco esterno. In questo caso, almeno a livello teorico, è possibile richiedere la trascrizione a libretto. Il problema nasce nel momento in cui gli uffici della Motorizzazione Civile richiedono il “nulla osta” del costruttore del veicolo (si intende l’allestitore e non il produttore dello chassis, Hymer e non Fiat per capirci), che spesso è difficile (se non impossibile, quando l’allestitore non esiste più) da ottenere. O quando gli ingegneri della Motorizzazione, a volte poco preparati, rifiutano la trascrizione senza approfondire l’argomento. La cosa migliore da fare per non avere problemi è quindi quella di provare la strada dell’installazione fissa.

Il gas del distributore

Molti sostengono che il gas fatto al distributore sarebbe più “sporco”. Quello che è certo è che la percentuale di olio è superiore a quella contenuta nel GPL venduto in bombole: il carburante per autotrazione deve infatti lubrificare le parti in movimento del motore. La bombola Prakto (ma così anche le altre) va quindi affiancata a un indispensabile filtro, il cui costo varia – a seconda della marca – fra i 50 e i 100 euro. È importante saperlo per evitare di sporcare o rovinare i dispositivi del camper: frigo, fornello, stufa e boiler.

Infine, va tenuto presente che il GPL caricato nei distributori in aree di pianura o di mare contiene una percentuale di propano spesso più bassa di quella delle bombole. In caso di freddo intenso, quindi, bisogna avere l’accortezza di non far scendere l’ambiente in cui è ospitata la bombola sotto gli zero gradi, perché in questo caso la vaporizzazione del gas, o meglio la sua “ebollizione” potrebbe bloccarsi e le utenze non sarebbero più servite.

I conti finali

Il prodotto di Prakto ha un diametro di 300 millimetri (un po’ più largo di una bombola tradizionale in acciaio, ma un po’ più stretto rispetto a una Beyfin in materiali compositi) e una capienza di 26,3 litri. È ragionevole ipotizzare che in un serbatoio del genere possa starci l’equivalente, grosso modo, di una quindicina di chili, ma non avendola provata non prendete questo dato per certo.

Il serbatoio mobile Prakto ha un prezzo suggerito al pubblico di 420 euro (ma in giro si trova anche a molto meno) e va integrato con il kit di accessori (bocchettone per l’installazione fissa e soprattutto adattatori internazionali, visto che di base viene fornito con l’attacco tedesco e non italiano) che costa circa 150 euro (un valore non indifferente rispetto al prezzo totale). E a ciò va aggiunto il filtro.

Alla fine, si parla di cifre complessive di circa 500/600 euro, a cui va aggiunto il costo dell’installazione fissa per chi vuole provare a essere in regola al 100%. Si tratta di un valore molto al di sotto di quello per l’installazione di un bombolone omologato (quasi sempre superiore ai mille euro), ma comunque importante. I conti finali vanno poi fatti in base a consumi e abitudini. La bombola ricaricabile (o meglio il serbatoio) è quindi un’ottima soluzione, ma come tutte ha i suoi pro e contro, che ognuno di noi può valutare in base alle proprie esigenze. Insomma, la migliore soluzione in assoluto ancora non esiste.

©2019 seimetri.it

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INFORMAZIONI SULL'AUTORE

Paolo Galvani

Nato nel 1964, è giornalista professionista dal 1990 e imprenditore dal 2007. Si occupa di tecnologia dalla fine degli Anni '80, prima come giornalista poi come traduttore specializzato, e da circa tre decenni ama girare in camper. Dalla fine di maggio del 2019 è diventato "fulltimer". A luglio 2019 ha lanciato il blog seimetri.it.