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Camper e Covid-19: bisogna attendere ancora, ma ecco cosa si può fare nel frattempo

27 aprile 2020 – Come qualcuno ha già scritto, quella che si aprirà dal 4 maggio non sarà la “fase 2” nella lotta al Coronavirus, ma al massimo una versione 1.1. E noi camperisti staremo ancora a casa. Per altro senza lamentarci troppo, visti i danni ben più gravi che si stanno producendo con questo blocco. Il dato oggettivo è che con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri cambia poco o nulla rispetto alla mobilità personale. Rimarrà consentito andare al lavoro, spostarsi per motivi di urgenza o per ragioni di salute, ma non certo per turismo.

Chi si sposta dovrà ancora avere con sé l’autocertificazione (che cambierà, perché sia mai che si facciano cose semplici…) e le uniche novità sono che ci si potrà spostare, esclusivamente all’interno della propria regione, “per incontrare congiunti” e che sarà sempre possibile tornare al proprio domicilio o residenza. Quest’ultima parte potrebbe assumere una certa rilevanza per turisti o fulltimer che sono rimasti bloccati lontani dal paese di origine. Anche perché contestualmente si sono meglio specificate le norme anche per chi rientra dall’estero.

Che non si sarebbero potuti usare veicoli ricreazionali a scopo turistico era comunque già chiaro dai giorni scorsi, quando ai responsabili delle strutture ricettive, tra cui campeggi e aree di sosta, non era arrivata alcuna comunicazione sulle modalità per una possibile riapertura. In un paese dove la sosta libera è mal tollerata, sempre in bilico tra codice della strada e norme che regolano il campeggio, è chiaro che non si possono rimettere in circolazione decine di migliaia di camper e caravan senza che possano fruire dei servizi indispensabili.

Va per altro chiarito, viste le tante curiosità emerse sui social, che un camper si può sempre utilizzare, al pari di un’automobile, per i normali spostamenti consentiti. Quindi andare al lavoro, fare la spesa, comprare generi di prima necessità e ora andare anche da un congiunto. Certo, con un camper è sicuramente più probabile essere fermati per un controllo da parte delle forze dell’ordine, ma se tutto è in regola nessuno vi vieta di usarlo.

Mentre attendiamo lumi, ancora per qualche tempo, su come e quando il settore del turismo all’aria aperta potrà riprendere, il nuovo decreto ci offre però un minimo di libertà personale in più. Salvo una nuova ondata di contagi, che potrebbe bloccare di nuovo tutto, dal 4 maggio potremo uscire per fare attività motoria (non “ludica o ricreativa”), anche se solo “individualmente […] purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività”.

Rispetto alle attese, tutto questo appare ben poca cosa. È vero che la preoccupazione per la diffusione di Covid-19 è sempre alta, ma va riconosciuto che oggi non siamo nelle stesse condizioni di inizio marzo: allora sapevamo pochissimo di come comportarci e di come il virus si diffondesse, quindi un blocco totale temporaneo è stato sicuramente opportuno (anche se male studiato).

Ora però abbiamo delle prime evidenze del fatto che il contagio avviene molto più facilmente in luoghi come casa, lavoro e ospedali, molto meno nelle attività all’aperto e nei negozi. Lo affermano sia il professor Hendrik Streeck, epidemiologico dell’università di Bonn, sia Ernesto Burgio, esperto di epigenetica e biologia molecolare e presidente del comitato scientifico della Società Italiana di Medicina Ambientale. In più, oggi abbiamo una consapevolezza diversa del problema e comportamenti “pericolosi” che adottavamo quasi due mesi fa sono stati abbandonati. Mascherine e distanziamento sociale sembrano più che sufficienti a minimizzare le possibilità di contagio. L’aggiunta di frequenti lavaggi delle mani accompagnati da attente disinfezioni dovrebbero permetterci di condurre una vita più normale correndo pochi rischi.I veri problemi sono quelli che non sono sotto il nostro diretto controllo, e sono soprattutto legati ai trasporti pubblici e ai luoghi di lavoro. Concentrarsi su questi due elementi allentando in maniera più sensata le restrizioni sembrerebbe una mossa molto ragionevole.

INFORMAZIONI SULL'AUTORE

Paolo Galvani

Nato nel 1964, è giornalista professionista dal 1990 e imprenditore dal 2007. Si occupa di tecnologia dalla fine degli Anni '80, prima come giornalista poi come traduttore specializzato, e da circa tre decenni ama girare in camper. Dalla fine di maggio del 2019 è diventato "fulltimer". A luglio 2019 ha lanciato il blog seimetri.it.