CAMPERANDO

Fulltimer di tutta Italia: ecco come si vive in camper ai tempi del Coronavirus

16 marzo 2020 – Sono giorni emotivamente difficili, inutile nasconderselo. Come tutti, siamo bloccati. Noi per fortuna in una situazione tranquilla e agevole. Molti altri no. Abbiamo provato a raccogliere qualche voce tra i tanti fulltimer che, in giro per l’Italia, sono preoccupati o a volte in difficoltà. Una cosa accomuna più o meno tutti quelli che si trovano in posti lontani da “casa”, cioè dal Comune dove hanno una residenza “normale” o “fittizia”: c’è sempre qualcuno che si sente in dovere di “denunciare” la situazione segnalando alle forze dell’ordine la presenza del camper. Quello che cambia è l’atteggiamento di chi poi va a controllare.

Tra i fulltimer le situazioni sono le più disparate, ma anche tra quelle che si possono considerare come nostre “bandiere”, ovvero persone che per scelta di vita e professionale hanno deciso di esporsi maggiormente, non tutto è rose e fiori. È il caso per esempio di Yari Ghidone e Cristiano Gianmaria Fabris (il “Bubris”, a cui abbiamo “rubato” l’immagine che illustra questo post), entrambi fermatisi nel posto in cui si trovavano quando è stato emesso il decreto di blocco. Il primo si trova in alta montagna, si presume dalle parti del Piemonte, mentre il secondo è sull’appennino in Centro Italia. Nessuno dei due è rimasto immune dalle segnalazioni.

Io ho sentito il sindaco del comune qui sotto (probabilmente qualche persona molto triste lo ha avvisato della mia temibile presenza, o forse più per quella di Chèrie – la sua cagnolina ndr),” scrive Yari, “e mi ha detto non esserci alcun problema purché io rimanga qui per tutto il periodo. L’altra sera sono sceso al primo paesello (5 km di sterrata) per fare acqua a mezzanotte e mi son sentito un vero criminale. Però poi, se vogliamo dirla tutta, io ero qui da prima che scoppiasse tutto: è molto più pericoloso scendere e tornare tra ‘la gente’ che restare qui con volpi, caprioli e lupi”.

Esperienza simile da parte di Cristiano: “In una settimana ho ricevuto tre volte la visita della Guardia Forestale e due volte quella della Polizia Locale. In tutti i casi mi hanno consigliato di stare dove sono e di andare in un’area solo per provvedere al carico/scarico delle acque e buttare l’immondizia, nonché eventualmente acquistare dei farmaci o fare la spesa. Certo, basta leggere nella mia bacheca tutta la marea di gente ignorante che mi chiede se sono deficiente… Quando il nostro premier ha firmato il decreto, io ero nel Lazio dirigendomi verso la Sicilia. La mia residenza fittizia è a Milano e avrei dovuto percorrere 800 km attraversando cinque regioni per tornarci. Essendo io un soggetto con due patologie croniche, devo evitare di entrare in contatto con un ulteriore virus, ragion per cui mi sono fermato nel luogo in cui mi trovavo.

A fronte di chi nonostante tutto riesce a rimanere fisso in un posto, c’è chi invece incontra più difficoltà. Succede per esempio a Valentina Romano, che si trova sul Lago di Como. “È un disastro,” scrive su Facebook, “io continuo a ‘scappare’ dalle forze dell’ordine perché la gente mi segnala anche se sono in montagna e nessuno dice cosa bisogna fare: ti mandano solo via. Per fortuna si riesce a ragionare convincendoli a non multarti. Purtroppo, non posso appoggiarmi a un’area di sosta a pagamento perché sono una musicista e non ho entrate: mi sono saltati tutti i concerti. Continuerò a scappare, anche se è assurdo.”

Con la Polizia abbiamo avuto gli stessi problemi,” sostiene Roberta Garzillo. “Abbiamo risolto telefonando direttamente al Comune, che ci ha rimbalzato la telefonata alla Polizia Locale. Lì abbiamo trovato una persona ragionevole che ci ha detto che potevamo stare in camper, e che l’importante era non spostarlo, salvo necessità primarie. Il consiglio è di fare un po’ di telefonate a tutti i numeri possibili, spiegando anche che un ritorno alla residenza (che tra l’altro non esiste) comporterebbe a tutti gli effetti un rischio di diffusione ulteriore del virus. Nei controlli che ci stanno capitando ora raccontiamo quello che ci è stato detto di fare: di solito si risolve tutto in pochi minuti”.

Una soluzione, dopo qualche peripezia è stata trovata anche da Dario Piccarreta: “È capitato anche a noi in questi giorni in Piemonte, finché cercavamo di ‘isolarci’. Vicino ai paesini la gente fa così… Ora siamo in un parcheggio a Cuneo con altri camperisti, alcuni credo stanziali, e per ora le forze dell’ordine non ci disturbano”. Leda De Biase è invece ferma a San Vito lo Capo, anche lei per il momento tranquilla: “Ci hanno autorizzato a rimanere in sosta libera e ci possiamo muovere con autocertificazione sia per la spesa che per fare camper service”.

A Santa Maria Capua Vetere si trova invece Elena Gatti, che racconta: “Stamattina sono venuti a bussare anche a noi su segnalazione di qualche idiota che non ha un cavolo di meglio da fare. Noi siamo in un’area sosta molto grande, con solo un altro camper che è uno stanziale. Siamo isolate dal paese e ci facciamo ampiamente i cavoli nostri. Abbiamo spiegato la situazione ai vigili e se ne sono andati, ma ci hanno detto che probabilmente passeranno altre pattuglie”.

Più semplice, forse, per chi ha una situazione lavorativa che prevede un luogo fisso. “Stamattina mi ha bussato la Polizia Locale per un controllato, probabilmente a seguito di una segnalazione da parte di qualcuno del posto,” racconta Stefano Lupino. “Io ho il documento del datore di lavoro e mi trovo nello stesso Comune. Attenzione che stanno facendo controlli seri, quindi informatevi bene e tenete pronta l’autocertificazione. Il vigile, gentilissimo, mi ha fatto una fotocopia da attaccare al parabrezza per dimostrare dove lavoro”.

E poi ci sono situazioni in cui tutti vorremmo ritrovarci. Lo scrive Peppe Tardis: “Siamo qui da un mese (a Sapri, in provincia di Salerno, ndr), abbiamo dichiarato la nostra presenza ai Carabinieri e ai vigili urbani. Abbiamo donato il sangue e abbiamo dato la nostra disponibilità alla Protezione civile. In questi giorni stiamo portando la spesa a casa degli anziani. Ormai ci sentiamo parte della comunità”.

L’ultima nota vogliamo lasciarla per i cattivi esempi. Non ne facciamo il nome, ma tra i fulltimer è abbastanza conosciuto. È una persona che lavora in città, dove risiede abitualmente. Dopo il decreto che ha imposto a tutta l’Italia di evitare gli spostamenti inutili si è portato in un luogo più piacevole, ha abbassato il tendalino e ha postato con orgoglio la sua foto. A chi gli ha fatto notare di essere un cattivo esempio ha risposto trincerandosi dietro la necessità (falsa) di fare carico e scarico. A lui nessuno finora ha rotto le scatole. Che si goda la sua “pseudo libertà”. La maggior parte dei fulltimer, per fortuna, non vive così.

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INFORMAZIONI SULL'AUTORE

Paolo Galvani

Nato nel 1964, è giornalista professionista dal 1990 e imprenditore dal 2007. Si occupa di tecnologia dalla fine degli Anni '80, prima come giornalista poi come traduttore specializzato, e da circa tre decenni ama girare in camper. Dalla fine di maggio del 2019 è diventato "fulltimer". A luglio 2019 ha lanciato il blog seimetri.it.