CAMPERANDO

Fulltimer e Coronavirus: come affrontare (e risolvere) i problemi che questa emergenza ci mette di fronte

13 marzo 2020 – In questi giorni difficili, la vita dei fulltimer può essere altrettanto difficile o più semplice. Dipende da dove siamo riusciti a fermarci prima che il decreto bloccasse tutta l’Italia. Sui social network, tra camperisti, si parla molto di cosa si possa e di cosa non si possa fare. Noi vogliamo dirlo chiaramente: c’è una legge (decreto) che dice che non bisogna spostarsi se non per motivi molto validi. Quindi, senza se e senza ma, stiamocene a casa. La scusa “ma tanto vado dove non c’è nessuno” non è accettabile: non stiamo parlando di leggi normali, ma di un momento di emergenza dove responsabilità e buon esempio devono essere sempre al primo posto.

Se per un camperista si tratta solo di un sacrificio temporaneo (e si spera non troppo lungo), chi in camper ci vive deve affrontare qualche difficoltà in più. Su Seimetri.it non ne abbiamo mai parlato perché le informazioni in rete si trovano facilmente, ma è chiaro che anche i fulltimer devono avere una residenza. Il problema è che spesso scelgono di averla proprio sul camper. In questo caso si dichiara (ricordatevi sempre che non si chiede) una residenza fittizia come senza fissa dimora (non come senza tetto, che è un’altra fattispecie). Per saperne di più vi rimando al completo articolo che si trova sul sito Fulltimers Italia, che può essere d’aiuto a tutti coloro che vogliono fare questa scelta.

Avere la residenza fittizia è il modo più corretto per vivere in camper da fulltimer. Se non si ha una casa, si possono però mantenere diritti come il rilascio della carta di identità e della tessera sanitaria, il medico di base e la possibilità di votare alle elezioni amministrative e politiche. Detta così sembrerebbe la soluzione ideale. Peccato che molti Comuni si mettano di traverso cercando di non riconoscere questo elementare diritto. La storia di Francesco Sarcona, che ha dovuto chiedere aiuto a Striscia la Notizia per ottenere la residenza fittizia a Palermo, è emblematica. Il risultato finale è che molti fulltimer rinunciano a dichiararla come tale e la spostano presso amici e parenti. Come abbiamo fatto noi.

In questi giorni di restrizioni il dubbio che ci è venuto riguarda proprio la differenza che può emergere, a livello di interpretazione legislativa, fra chi ha la residenza fittizia e chi non ce l’ha. Nel primo caso, le forze dell’ordine non potranno pretendere che si stia “a casa”, intendendo la casa in muratura. Così come se si venisse fermati per un controllo durante uno spostamento si potrebbe facilmente dimostrare, magari avendo pronto il modulo di autocertificazione, che lo si sta facendo per andare a fare la spesa o per l’indispensabile operazione di carico e scarico delle acque. Tolte eventuali prese di posizione personali (magari dettate da semplici stress o stanchezza: le forze dell’ordine sono sotto pressione), non si dovrebbero avere problemi. Che ragionevolmente, di fronte a una sanzione o a una denuncia, si potrebbero comunque superare con un ricorso.

Ma chi non ha la residenza fittizia? Risulta residente presso una casa “fisica”, e questo in caso di controllo complica le cose. Da un punto di vista pratico siamo convinti che la cosa migliore da fare sia stare fermi in un posto e spostarsi con il veicolo solo per fare la spesa (se non si hanno negozi vicini) e per il camper service, tornando subito nel luogo in cui abbiamo deciso di fermarci. Tutto questo seguendo i consigli che vengono dispensati a chi deve per forza muoversi e usando tutta la prudenza possibile. Ma come dimostrare di vivere in effetti in camper? Potrebbe non essere semplice. Tra l’altro, pur avendo la residenza da parenti o amici non è certo detto che ci si possa andare! 

Questo dubbio lo abbiamo espresso anche in un paio di gruppi Facebook dedicati ai fulltimer (Civico Zero e Fulltimers Italia) e lì tra le varie risposte ne abbiamo avuta una che ci sembra una possibile soluzioneDaniela Parocchi infatti scrive: “Io proverei una strada nuova: tutti quelli che non hanno la residenza fittizia chiedono un appuntamento nel Comune in cui si trovano in questo momento e rilasciano una dichiarazione di residenza provvisoria, dicendo che ‘rinunciano a tornare a casa per non creare altri spostamenti di persone’, impegnandosi a non spostarsi fino a nuovo ordine se non per motivi di urgenza come previsto dal decreto e richiedendo la ricevuta firmata della presa in carico della richiesta/dichiarazione. A questo punto, se si viene fermati, si presenta la richiesta firmata, che vale 40 giorni in attesa di una risposta…”.

Noi siamo fortunati, perché in questi giorni siamo ospitati nel giardino della casa dei genitori di Paolo, quindi possiamo usufruire di tutti i servizi, corrente compresa, ma per chi non ha una possibilità simile speriamo che questo suggerimento possa essere utile. Alla fine, non si rischia “solo” una multa da più di 200 euro, ma anche una denuncia penale che comporta fino a tre mesi di carcere.

Ancora più fortunati di noi sono persone come Yari Ghidone o Cristiano Gianmaria Fabris, che si sono spostati per tempo in paradisiaci luoghi isolati e là attendono serenamente che la bufera passi. Attraverso la sua pagina LiberaMente in camper, Cristiano ha ben spiegato la situazione: “Il decreto prevede di restare nella città di residenza, ma se non sei lì devi stare fermo nel luogo in cui ti trovi. Personalmente ho chiesto alla guardia forestale dove mi trovo ora quale potesse essere il comportamento più giusto: è quello di rimanere nel luogo dove mi sono trovato nel momento in cui il decreto è stato firmato, anche perché per tornare nel mio comune di residenza avrei dovuto attraversare cinque Regioni percorrendo 800 chilometri, con tutto quello che ne consegue”.

Insomma, ovunque voi siate, li rimanete! Per quando l’attuale situazione sarà risolta, riteniamo che dichiarare e vedere riconosciuta la residenza come senza fissa dimora sia un passo indispensabile per la nostra tranquillità. Ce lo dimostrano gli avvenimenti di questi giorni.

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INFORMAZIONI SULL'AUTORE

Paolo Galvani

Nato nel 1964, è giornalista professionista dal 1990 e imprenditore dal 2007. Si occupa di tecnologia dalla fine degli Anni '80, prima come giornalista poi come traduttore specializzato, e da circa tre decenni ama girare in camper. Dalla fine di maggio del 2019 è diventato "fulltimer". A luglio 2019 ha lanciato il blog seimetri.it.