CAMPERANDO

Aree di sosta: per l’accoglienza del turista itinerante basterebbe un po’ di buon senso, che però è merce rara…

9 ottobre 2019 – Oggi vogliamo fare qualche riflessione sulle aree di sosta, che ora guardiamo con un’attenzione maggiore rispetto al passato: sono le nostre oasi per il carico e lo scarico delle acque, il nostro approdo per ricaricare le batterie quando ne abbiamo bisogno, il nostro rifugio sicuro (sia pure con qualche dubbio) quando siamo in zone sconosciute. Non ne abbiamo visitate molte fino a oggi, ma pur con numeri piccoli ci siamo trovati di fronte a casistiche molto varie. E ci siamo fatti un’idea tutta nostra di cosa dovrebbero offrire e quanto dovrebbero costare per essere un servizio davvero utile al turista itinerante.

Partiamo con un breve consuntivo. Nel nostro peregrinare quotidiano ci siamo spostati spesso al confine tra la Lombardia e il Piemonte, nella zona dei Laghi Maggiore e d’Orta (con qualche puntata sul lago di Como), mentre per le vacanze estive abbiamo assaggiato una fettina di Friuli-Venezia Giulia (potete leggere qui la nostra esperienza) prima di addentrarci in Austria. Tra soste libere, campeggi e aree di sosta, queste ultime saranno state circa una decina (alcune usate più volte) tra gratuite e a pagamento. Si va, per fare qualche esempio, dall’area gratuita di Madonna del Sasso a quella a pagamento (25 euro al giorno) di Colico. Nel mezzo un po’ di tutto.

Questa immagine e quella di apertura sono tratte dal sito www.camperwcwash.com, azienda specializzata nella fornitura di prodotti per aree di sosta e campeggi

Qui entriamo nella soggettività, con i nostri pareri personali. Non prendeteli per oro colato: dateci magari una vostra idea, ma senza sterili polemiche… Un’area di sosta di base, a nostro parere, dovrebbe essere una zona riservata ai camper con possibilità di carico e scarico. Un posto di questo tipo dovrebbe essere gratuito, nelle zone con minore affluenza turistica, o a pagamento dove la richiesta è più elevata: 5 euro se l’area è aperta, senza controlli di ingresso e uscita, o 10 euro se protetta da sbarre automatiche.

Un gradino sopra si dovrebbero porre le aree con la fornitura di energia elettrica. Potrebbero essere di due tipi: con energia solo a richiesta o con energia per tutti. Le prime potrebbero avere una tariffa simile a quelle base richiedendo 3 euro per la corrente, le seconde un prezzo fisso di 10 euro.

Se alla corrente e carico e scarico si aggiungesse la disponibilità di un bagno (vero, non un WC chimico), le tariffe potrebbero arrivare a 15 euro, ma l’area dovrebbe sempre essere chiusa e controllata. Infine, la disponibilità di docce (calde) potrebbe portare la tariffa a 20 euro. Sopra questa cifra, secondo noi, non ha senso andare: si entra nel dominio dei campeggi e non si parla più di approdo temporaneo quale dovrebbe essere un’area di sosta.

Poi ci sarebbero le regole generali a cui amministrazioni e privati dovrebbero attenersi per offrire un buon servizio. L’area di carico e scarico, per esempio, dovrebbe essere in un punto un po’ isolato, idealmente separata da una siepe. Il pozzetto di scarico per le acque grigie dovrebbe avere scolo centrale e al posto della griglia a maglie strette dovrebbe esserci la cosiddetta “griglia carrabile”, oltre a essere dotato (purtroppo non è cosa scontata) di sistema di lavaggio automatico e/o manuale.

Per il WC a cassetta, invece, l’ideale è avere uno scarico dedicato, solitamente posizionato sulla colonnina. Rubinetti per la pulizia della cassetta e per il carico delle acque chiare dovrebbero essere separati e possibilmente distanti tra loro, per motivi di igiene. Per il pagamento, se automatizzato, è necessario che i parchimetri accettino monete, banconote e carte di debito o di credito. Inutile dire che tutto questo è molto difficile da trovare. Spesso si è di fronte ad aree desolate o maltenute e con richieste economiche incongrue.

Ne avremmo diverse da raccontare, ma vi facciamo solo l’esempio (negativo) di quella dove ci troviamo oggi, a Sartirana, comune di Merate, provincia di Lecco. Siamo in una zona per nulla turistica, anche se vicina a un’area naturalistica intorno a un laghetto. L’area camper è stata realizzata presumibilmente grazie ai contributi della Regione e con uno scarso interesse alle reali esigenze del turista di passaggio.

Si tratta di una serie di piazzole, delimitata da una rete ma con accesso aperto a chiunque, raggruppate intorno all’area di scarico. Questa è realizzata con una griglia lunga a maglie strette (con il risultato che camperisti maleducati sversano le acque nere lasciando i residui di carta igienica a vista) e priva di sistema di lavaggio. Non esiste rubinetto che permetta di dare una sciacquata alla cassetta, ma ci sono a pochi metri due fontanelle che vengono quindi usate anche per questo. Ci sono colonnine per la corrente elettrica liberamente accessibili: sono in cattive condizioni di manutenzione, ma funzionanti. Durante gli orari di uscita dalle vicine scuole (tre volte al giorno) scatta il parcheggio selvaggio degli automobilisti, che in teoria non potrebbero nemmeno arrivare fin qui, essendoci il divieto di transito a tutti veicoli proprio in coincidenza con la fine delle lezioni.

Il parchimetro elettronico, di buona fattura e con indicazioni multilingue, mostra la data del 15 settembre (oggi è il 9 di ottobre) e non funziona: qualsiasi tasto si schiacci non accade nulla. Se funzionasse, ci vorrebbero 15 euro al giorno, da pagare esclusivamente con moneta. Abbiamo segnalato la situazione a un’agente della Polizia Locale che si è limitata a sospirare e a dirci che è sempre guasto: farà presente la situazione e ci ha detto di non preoccuparci per il pagamento.

Ma dove c’è un parchimetro che accoglie denaro contante non dovrebbe esserci un addetto che ogni pochi giorni, o magari anche quotidianamente, va a vuotare il cassetto? Si accorgerebbero subito che il dispositivo non funziona… E in ogni caso per cosa dovremmo pagare? Qui accanto si trova un normale parcheggio per auto con le stesse caratteristiche dell’area di sosta e sempre vuoto. Se non si ha bisogno di corrente perché si dovrebbero sborsare 15 euro?

Questo è un esempio, abbastanza tipico, di come le amministrazioni gestiscono l’accoglienza del turismo itinerante. Sappiamo che in altre zone d’Italia le cose vanno meglio (e anche che da alcune parti vanno pure peggio), ma riteniamo che ci vorrebbe davvero poco per trovare soluzioni sensate in grado di stimolare il lato migliore dei colleghi camperisti invece di solleticare i peggiori istinti delle persone poco educate.

©2019 seimetri.it

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INFORMAZIONI SULL'AUTORE

Paolo Galvani

Nato nel 1964, è giornalista professionista dal 1990 e imprenditore dal 2007. Si occupa di tecnologia dalla fine degli Anni '80, prima come giornalista poi come traduttore specializzato, e da circa tre decenni ama girare in camper. Dalla fine di maggio del 2019 è diventato "fulltimer". A luglio 2019 ha lanciato il blog seimetri.it.