IL PUNTO

L’autonomia energetica

17 giugno 2019 – Quando si parla di energia in camper si tocca uno dei tasti più delicati. Non tanto quando si usa questo mezzo per andare in vacanza, che quando serve ci si può appoggiare a campeggi o aree di sosta, ma soprattutto quando ci si vive e non si vuole (o non si può) spendere soldi. Vivere in libera è sempre una piccola sfida, ma mantenersi autonomi dal punto di vista energetico è una sfida nella sfida. Noi siamo partiti ignorandola. Nel senso che abbiamo deciso di imbarcarci in questa avventura e scoprire sulla nostra pelle se l’impianto di Falkor è più o meno adeguato alle nostre esigenze. Ma prima di vedere come siamo equipaggiati (e scoprire i nostri limiti) vediamo un po’ di teoria.

In un camper, tutta l’energia che serve alle diverse utenze arriva dalle batterie. Di norma ci sono una batteria, tipicamente al piombo, per la meccanica e una o più batterie, quasi sempre Agm o al Gel (ma ora anche al litio) e definite “di servizio”, dedicate ai servizi abitativi. Le batterie vengono ricaricate dall’alternatore del veicolo, quando il motore è acceso, dalla corrente a 220 Volt quando siamo collegati alla rete elettrica, dai pannelli solari (se installati e se il meteo lo consente) e dai generatori di corrente (che possono essere a gasolio, a benzina, a gas o a metanolo).

Dalla tipologia e capienza delle batterie e da quanto spesso e/o velocemente possono essere ricaricate deriva la nostra riserva energetica. Che viene invece consumata dalle luci interne ed esterne, da elementi ad accensione elettrica (stufa, boiler, frigo), dalla pompa dell’acqua, dalle ventole e dagli apparecchi collegati. A quest’ultima categoria appartengono di norma televisori, decoder, antenne automatiche e/o amplificate, raffrescatori, caricabatterie (per cellulari, tablet, computer, rasoi e spazzolini elettrici, aspirapolvere e così via). Infine, va aggiunto il consumo dell’inverter, che si occupa di trasformare l’energia da 12 a 220 Volt. In questo elenco non figurano i condizionatori d’aria (che non possono essere alimentati esclusivamente a batteria), il riscaldamento a gasolio (che richiede più energia di quello a gas perché il bruciatore deve scaldarsi per incendiare il carburante) e il frigorifero a compressore (che al contrario del trivalente funziona solo a corrente). Se avete uno o più di questi elementi preparatevi a valutare una riserva di energia più cospicua.

Per capire come dimensionare l’impianto molti cercheranno di farvi calcolare a priori i consumi: bisognerebbe leggere tutte le etichette di tutti i prodotti utilizzati, stimare il numero d’ore d’uso giornaliero e ricavare così il fabbisogno. Alla fine è un esercizio complesso, che può portare a errori anche grossolani. Così abbiamo deciso semplicemente di provare. Il nostro Falkor ha dotazioni poco più che minimaliste, ma in vacanza, anche in libera, non ci ha mai deluso.

Solo recentemente abbiamo scoperto perché (leggi qui): le batterie di servizio sono due, non una. Quindi, nonostante non abbiamo né pannelli solari né generatori, finora siamo andati alla grande. In realtà abbiamo deciso di rischiare anche perché di fronte a noi avevamo il periodo estivo, in cui le ore di sole consentono di usare molto poco l’illuminazione interna e dove si sta più volentieri all’aperto. Questo primo periodo ci è servito però per avere le idee più chiare.

In sostanza, in sosta libera (e senza spostarci) reggiamo senza grossi problemi quattro notti e cinque giorni senza necessità di ricaricare le batterie. Tra i nostri consumi non ci sono televisore, decoder o antenna (se guardiamo qualcosa, lo facciamo in streaming: anche per questo ci serve un buon piano dati – leggi qui), ma in compenso siamo pieni di strumenti per noi importanti: due personal computer (che vanno ricaricati anche un paio di volte al giorno), due smartphone (quotidianamente), due smartwatch (anche loro quasi tutti i giorni) e due tablet (che si ricaricano ogni qualche giorno). E d’estate il ventilatore a 12 Volt è sempre acceso.

Insomma, senza stime scientifiche siamo convinti che con l’arrivo del freddo dovremo intervenire. Anche in questo caso senza scomodare troppo i calcoli scientifici: il primo passo è pensare al fotovoltaico. Con il limite che Falkor ha poca superficie disponibile sul tetto, che oltre tutto è curvo, e quindi l’unica strada percorribile è ricorrere a pannelli flessibili, da montare se possibile in coppia. Speriamo di poter installare così una potenza compresa tra i 200 e i 300 Watt. Dopo di che potremmo fermarci e vedere se riusciamo a essere autonomi come nel periodo estivo oppure fare il passo successivo e sostituire una delle batterie con un prodotto al litio, come il 3Lion di Nds (leggi qui). In questo caso si potrebbe aumentare sia la capienza nominale (con un accumulatore da 150Ah) sia quella reale (le batterie al litio possono essere scaricate molto più a fondo rispetto a quelle Agm o al Gel).

Con le nostre abitudini dovremmo in quel caso essere sicuri di non avere più problemi energetici. C’è infatti un ultimo elemento di cui tenere conto per valutare le esigenze personali: almeno una volta a settimana possiamo sfruttare la rete elettrica di casa dei genitori di Paolo, e questo ci consente di ricaricare a fondo le batterie nel modo più pratico ed economico.

INFORMAZIONI SULL'AUTORE

Paolo Galvani

Nato nel 1964, è giornalista professionista dal 1990 e imprenditore dal 2007. Si occupa di tecnologia dalla fine degli Anni '80, prima come giornalista poi come traduttore specializzato, e da circa tre decenni ama girare in camper. Dalla fine di maggio del 2019 è diventato "fulltimer". A luglio 2019 ha lanciato il blog seimetri.it.