CAMPERANDO

L’alternativa a essere “digital nomad”

16 marzo 2018 – Oggi mi sono svegliato con il solito pensiero: la sostenibilità economica della vita da fulltimer. Penso e ripenso continuamente, in base alle nostre esperienze, a cosa potremmo fare per mantenerci. E fino a oggi ho focalizzato l’attenzione sul fatto che siamo giornalisti, sappiamo utilizzare tutti gli strumenti digitali propri del mondo della comunicazione, abbiamo competenza tecnica nel settore della tecnologia e io so anche tradurre, anzi localizzare, documenti tecnici informatici e di marketing dall’inglese. Insomma, l’idea di lavorare da “nomade digitale” è la più ovvia. Purtroppo, il mercato è in una fase negativa e siamo certi che non sarebbe facile.

Quello che fino a oggi avevo dimenticato, o forse inconsciamente messo da parte, è il fatto che da quasi tre anni gestisco un bar, messo in piedi da zero insieme a un socio. Quindi le competenze di base nel mondo di alimentari e bevande ci sono. Quindi, questa l’idea, perché non ragionare sullo street food, o per essere più precisi sul truck food? Potremmo continuare a spostarci con una certa libertà e avremmo un modo ragionevolmente sicuro di mantenerci. Probabilmente non servirebbe lavorare tutti i giorni, ma più che altro nei fine settimana.

Questa scelta ci permetterebbe sia di abbandonare l’attività attuale, se trovassimo qualcuno disposto a subentrare, sia di ampliare la nostra attività magari coinvolgendo un nuovo socio. Gli ostacoli da superare sono essenzialmente di due tipi. Il primo è l’investimento iniziale. Avendo già il camper su cui vivere dovremmo dotarci di un rimorchio adibito a truck food, e immagino che per allestirlo servano cifre nell’ordine tra i venti e i trentamila euro. Il secondo è la conoscenza della parte normativa. Una volta chiesta al comune di residenza la licenza bisogna capire come si può, se si può, agire liberamente negli altri comuni.

La soluzione più semplice, ma forse anche più dispendiosa, sarebbe quella di associarci a chi di professione organizza eventi itineranti di street food, ma perderemmo sicuramente la nostra libertà e probabilmente ci sarebbero delle spese da sostenere. Ci piacerebbe invece essere liberi e unirci di volta in volta a fiere ed eventi di paese a nostra scelta. Ma non sappiamo se questo è fattibile. Dovrò fare un po’ di ricerche e magari parlare con chi questo mestiere già lo fa. Intanto una cosa è certa: le idee non mancano mai!

INFORMAZIONI SULL'AUTORE

Paolo Galvani

Nato nel 1964, è giornalista professionista dal 1990 e imprenditore dal 2007. Si occupa di tecnologia dalla fine degli Anni '80, prima come giornalista poi come traduttore specializzato, e da circa tre decenni ama girare in camper. Dalla fine di maggio del 2019 è diventato "fulltimer". A luglio 2019 ha lanciato il blog seimetri.it.